domenica 17 febbraio 2008

Introduzione

Occupando abusivamente e per volontà superiori (no, Dio non c'entra in questo caso), inizio questo piccolo esperimento di attività didattica sul web.
Come l'architetto Kenji Tanaka concepisce l'architettura come studio della terra e dell'uomo per arrivare all'essenza della struttura, cioè lo spazio vitale, così la poesia può essere vista come un percorso che dallo sguardo sulla realtà riesce a percepirne l'intima essenza. E se non sempre si potrà ottenere questo risultato, almeno ci si sarà allontanati dagli affanni quotidiani per qualche istante...

E a pensare agli affanni quotidiani, per esempio, imparare a fare un blog (per l'appunto...), mi salta alla mente questa poesia:

Dall’intensa nuvolaglia
Giù – brunita la corazza,
Con guizzi di lucido giallo,
Con suono che scoppia e si scaglia –
Piomba il turbine e scorrazza
Sul vento proteso a cavallo
Campi e ville,e dà battaglia;
Ma quand’urta una città
Si scàrdina in ogni maglia,
S’inombra come un’occhiaia,
E guizzi e suono e vento
Tramuta in ansietà
D’affollate faccende in tormento:
E senza combattere ammazza.


[da C.Rebora,Le poesie,a cura di G.
Mussini e V.Scheiwiller,Garzanti, Milano 1988.]


Come in questi tempi viviamo notevoli scossoni e rotture (sentimentali, politiche, di pace ecc.), così la poesia "Il turbine" esprime questo umor nero attraverso appunto rotture testuali (tecnicamente si parla di iperbati e anastrofi: i primi sono divisioni nette di elementi che grammaticalmente andrebbero legate, le altre sono dei cambiamenti di ordine delle parole).
Certo, la poesia non è del tutto negativa. La prima parte si distingue dalla seconda per opposizione: la campagna è il luogo della manifestazione libera della potenza; la città è il luogo dell' "ansietà".

Alla prossima!

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